Mercati predittivi e Polymarket: rischi normativi
Tra innovazione tecnologica e vincoli regolatori: cosa aspettarsi per il futuro del settore
Dal 2024 i mercati predittivi (prediction markets) hanno registrato una crescita estremamente rapida, consolidandosi come una delle forme di intrattenimento più popolari tra giocatori e investitori. Attualmente tali mercati, raggiungono volumi mensili prossimi ai 13 miliardi di dollari. Inoltre, piattaforme di rilievo del settore, come Polymarket, hanno conseguito una valutazione approssimativa di 9 miliardi di dollari.
Che cosa sono esattamente i mercati predittivi?
I mercati predittivi sono mercati nei quali i partecipanti acquistano e vendono contratti o posizioni — intese come scommesse relative al verificarsi o meno di un evento futuro — il cui valore varia in funzione della probabilità che collettivamente viene attribuita a tale esito.
Spesso si tratta di piattaforme decentralizzate, supportate da tecnologia blockchain, collegate agli eventi più disparati: dall’esito di consultazioni elettorali ai conflitti armati, da eventi televisivi come il Super Bowl a competizioni sportive di ogni genere.
Poiché ogni posizione ammette sempre e soltanto due esiti possibili, chiaramente determinati (“Sì” e “No”), è possibile ricorrere ai cosiddetti smart contracts — per ulteriori informazioni si rinvia al nostro articolo (Smart Contracts )— che automatizzano il pagamento in entrambe le ipotesi, eliminando la necessità di un intermediario incaricato della gestione delle operazioni e riducendo così i costi connessi al suo intervento.
Come funziona esattamente Polymarket?
Per comprendere il funzionamento della piattaforma è utile partire da un esempio concreto. In Polymarket, la maggiore piattaforma mondiale nel settore dei mercati predittivi, una delle domande più popolari è stata: “La Federal Reserve taglierà i tassi di interesse questo mese?“. In Polymarket a ciascuna risposta è associata una quota (espressa nella stablecoin USDC) che riflette la probabilità collettiva attribuita dagli utenti a tale esito. Le due quote sono sempre complementari e la loro somma è pari a 1,00 $. Pertanto, se la quota del “Sì” è del 60 %, quella del “No” sarà necessariamente del 40 %.
In funzione del numero di utenti che scommettono su ciascun possibile esito, la quota oscilla in tempo reale, come avviene analogamente per il prezzo delle azioni nei mercati finanziari, che varia in base della domanda e dell’offerta: quanto più gli utenti puntano sul “Sì”, tanto più aumenta la quota del “Sì” e diminuisce quella del “No”, e viceversa.
Dal punto di vista economico, la quota rappresenta al tempo stesso la probabilità stimata dal mercato e il moltiplicatore del rendimento. Se un utente acquista una posizione sul “No” quando la quota è pari a 0,40 $ e l’evento non si verifica, riceverà 1,00 $ per ogni 0,40 $ investiti. Una caratteristica essenziale di questi mercati è che il guadagno degli utenti vincenti non proviene dalla piattaforma, bensì dalle somme versate dagli utenti che hanno scommesso sull’esito opposto, sicché il sistema può considerarsi strutturalmente autosufficiente.
Infine, analogamente a quanto avviene nei mercati finanziari, non è necessario attendere la risoluzione dell’evento per monetizzare la propria posizione: è infatti possibile venderla in qualsiasi momento prima della chiusura. Tale caratteristica conferisce ai mercati predittivi una dimensione speculativa che va ben oltre la scommessa tradizionale.
Qual è lo status giuridico dei mercati predittivi?
La diffusione globale di tali piattaforme pone rilevanti questioni sotto il profilo giuridico e regolatorio, poiché lo status legale di questi modelli di business ibridi è tuttora lungi dall’essere chiaramente definito.
Sebbene i mercati predittivi possano rientrare nella definizione di scommessa — intesa come l’impegno a pagare una somma di denaro in funzione dell’esito di un evento futuro incerto — la negoziazione di contratti il cui prezzo varia in base alle aspettative degli utenti circa il verificarsi dell’evento li rende strutturalmente assimilabili agli strumenti finanziari derivati.
La qualificazione come gioco d’azzardo ovvero come strumento finanziario comporterebbe l’obbligo di conformarsi alla relativa normativa di settore e la vigilanza delle autorità competenti. Nel primo caso, l’attività richiederebbe il rilascio di una licenza da parte dell’ADM — purché tale modalità sia previamente riconosciuta come forma di gioco lecito — con il conseguente obbligo di rispettare tutti i requisiti previsti per i concessionari di gioco (prevenzione del riciclaggio di denaro, gioco responsabile, tutela dei consumatori, ecc.).
Nel secondo caso, l’attività sarebbe soggetta ai requisiti imposti dalla direttiva MiFID agli intermediari finanziari nella distribuzione di prodotti a investitori al privati non qualificati, con particolare riferimento agli obblighi informativi rafforzati, ai meccanismi di tutela dell’investitore e alla necessità di ottenere la relativa autorizzazione.
Per il momento, la reazione dei regolatori europei — pur non essendo omogenea — tende a orientarsi verso la qualificazione dei mercati predittivi come attività di gioco d’azzardo illecita, con la conseguente adozione di misure restrittive nei confronti delle piattaforme.
In ogni caso, appare evidente che, in assenza di un intervento legislativo volto a definire i parametri regolatori di tali piattaforme, i mercati predittivi continueranno a trovarsi in una sorta di limbo giuridico, nel quale non è chiaro se — e a quali condizioni — tali prodotti potranno essere offerti al pubblico.

- Posted by Alain López Royer
- On 5 Maggio 2026
