Calciatori, videogiochi e diritti d’immagine: il caso Ibrahimović
Ti sei mai chiesto perché alcuni giocatori, squadre o stadi emblematici non compaiano in alcuni dei videogiochi a cui giochi abitualmente?
La risposta risiede nella cessione dei diritti d’immagine. L’influenza di tali diritti nel mondo del calcio si estende oltre i terreni di gioco e coinvolge pienamente l’industria dell’intrattenimento digitale.
Queste assenze, così come la comparsa di denominazioni alternative, stemmi modificati o calciatori con nomi e caratteristiche fittizie, non rispondono a decisioni arbitrarie della società sviluppatrici dei giochi, bensì sono direttamente collegate alla titolarità e alla gestione dei diritti d’immagine.
Un esempio paradigmatico di questa realtà è rappresentato dalla saga Pro Evolution Soccer (PES), che per anni è stata priva di licenze ufficiali di numerosi campionati, club e calciatori, circostanza che ha imposto l’utilizzo di nomi generici, divise alterate e rose parzialmente fittizie. Questa pratica, ampiamente riconosciuta dagli utenti, evidenziava in modo chiaro le conseguenze giuridiche e commerciali derivanti dalla mancanza di accordi di licenza.
Vicenda Ibrahimović
Uno degli episodi più rilevanti in questa materia si è verificato nel 2021 e ha avuto come protagonista il calciatore svedese Zlatan Ibrahimović. In quel momento, l’allora super-stella dell’AC Milan ha messo pubblicamente in discussione l’uso del suo nome e della sua immagine nel videogioco FIFA 21, sviluppato e distribuito dalla società americana EA Sports. Ibrahimović sosteneva che tale utilizzo fosse avvenuto senza il suo consenso, dando così avvio a una controversia che ha rapidamente trovato eco anche presso altri calciatori di diversi campionati.
Il giocatore aveva rivolto le proprie critiche sia a EA Sports sia alla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Calciatori Professionisti (FIFPro), negando la propria appartenenza a quest’ultima e, di conseguenza, la legittimità di qualsiasi autorizzazione concessa a suo nome.
Giustificazione della società
Da parte sua, la società americana aveva affermato di disporre dei diritti contrattuali necessari per includere tutti i giocatori presenti nel videogioco, precisando che tali diritti erano stati ottenuti tramite accordi sottoscritti con leghe professionistiche, club e, in determinati casi, con gli stessi calciatori a titolo individuale.
EA Sports aveva inoltre spiegato che questo modello contrattuale rispondeva all’impossibilità materiale e giuridica di negoziare individualmente con ciascuno delle migliaia di giocatori che componevano il prodotto.
Procedura abituale di ottenimento delle licenze dei diritti d’immagine
Infatti, come già menzionato, la modalità di funzionamento abituale dell’industria dei videogiochi sportivi consiste generalmente nell’ottenimento di licenze collettive dei diritti d’immagine attraverso accordi con le leghe professionistiche, che agiscono come intermediari nella gestione dei diritti dei calciatori iscritti alle loro competizioni. Questo modello consente uno sfruttamento ordinato ed efficiente degli elementi identificativi di giocatori e squadre, garantendo così la sostenibilità giuridica e commerciale del prodotto. Tuttavia, quando tali accordi risultano insufficienti o non coprono la totalità dei diritti necessari, le società sviluppatrici devono ricorrere a formule alternative, come avvenuto nel caso precedentemente citato di Pro Evolution Soccer.
In questo contesto, l’operato di EA Sports si articola attraverso un sistema contrattuale a più livelli che combina diverse tipologie di autorizzazione. Accanto agli accordi sottoscritti con le leghe, la società stipula convenzioni specifiche con i club per assicurare l’uso legittimo di determinati giocatori, simboli o asset la cui disponibilità non risulta pienamente coperta dalle licenze collettive. Questa strategia consente di rispettare la diversità contrattuale esistente e di ridurre al minimo il rischio di violazioni dei diritti.
Inoltre, si deve evidenziare che ad oggi, EA Sports collabora con associazioni rappresentative dei calciatori, come la FIFPro, al fine di ampliare la portata delle autorizzazioni ottenute e garantire una rappresentazione coerente del calcio professionistico. Solo in casi eccezionali, soprattutto quando si tratta di giocatori con un’elevata esposizione mediatica, l’azienda opta per la stipula di accordi individuali che disciplinano in modo specifico lo sfruttamento del loro nome e della loro immagine.

- Posted by Guillermo Alvarez Alvarez
- On 9 Febbraio 2026
